Il capitalismo etico di Brunello Cucinelli

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Il capitalismo etico di Brunello Cucinelli

13 Febbraio 2013 Varie 0

Avviare un’impresa nel cuore dell’Umbria, tra colline verdi e boscose e borghi medioevali ricchi di storia. E’ stata la scommessa di Brunello Cucinelli, che è dal 1985 che lavora il cachemire a Solomeo, sulle colline affacciate verso Spoleto.

Cucinelli è stato tra i primi al mondo a lavorare il prezioso filo di lana con l’utilizzo dei colori. Ogni anno da così vita a collezioni di qualità molto elevata e curate in ogni minimo particolare, che vende in tutto il mondo o che crea su disposizione dei maggiori stilisti internazionali. Ma è la filosofia di fondo che fa della “Brunello Cucinelli” un’attività imprenditoriale unica che non ha taddato ad attirare l’interesse dei media e degli studiosi.

La ragione di tale notorietà parte naturalmente dal riconoscimento della Cucinelli quale leader nel settore dell’abbigliamento in cachemire. I dati sintetici del 2009 parlano di un fatturato di oltre 155 milioni di euro e di 476 dipendenti. Ma non ci sono solo “freddi numeri”. Si diceva infatti della filosofia: è l’uomo al centro di tutto e tale opzione rende anche il lavoro più umano.

Il richiamo alla Bellezza – a cui si vuole aspirare nell’interiorità come nel proprio contesto di vita – e al Bene comune è costante e si traduce in un assiduo impegno a rinnovare il Borgo di Solomeo, a creare un Foro delle Arti e una Fondazione.

“Rendere il lavoro più umano, mettere l’uomo al suo centro”: è il sogno dell’imprenditore umbro ormai famoso nel mondo per le collezioni in cashmere a colori.
Studiosi e giornalisti hanno intuito la profonda affinità che lega Brunello ad antichi maestri dell’anima come Socrate, Seneca, Francesco d’Assisi, e per questo si riferiscono alla filosofia aziendale di Cucinelli come a un “capitalismo etico”, a una “impresa umanistica”.

“Ho sempre coltivato un sogno – dice Brunello Cucinelli – quello di un lavoro utile per un obiettivo importante. Sentivo che il profitto da solo non bastava e che doveva essere ricercato un fine più alto, collettivo. Ho capito che a fianco del bene economico si pone il bene dell’uomo, e che il primo è nullo se privo del secondo”.

Una teoria coraggiosa, che nella pratica si concretizza in quello che Brunello Cucinelli definisce “bene supremo”, il cui fulcro è l’Uomo: “Dare all’impresa un senso che vada oltre il profitto, e reinvestire per migliorare la vita di chi lavora, per valorizzare e recuperare le bellezze del mondo”.

E per realizzare tutto questo, si è dovuti partire dall’ambiente. Convinto che l’ambiente sereno e la bellezza dei luoghi esaltino la creatività umana e sviluppino una comunità dove chi opera segue una scala di valori condivisa, Brunello Cucinelli ha fatto del borgo trecentesco di Solomeo la sede della sua impresa umanistica.

Nella rocca medievale, caratterizzata da travi in legno, camini di pietra, pitture murali e pavimenti in ammattonato, hanno trovato posto gli uffici e i laboratori, mentre nella vecchia casa del fattore è stata ricavata la mensa aziendale, dove si preparano i piatti della migliore tradizione umbra.

Vi regna un’armonia profonda, poiché, racconta Brunello, “chi lavora con noi, indipendentemente dal ruolo, partecipa alla vita dell’azienda: ciascuno sa che la propria opera è un tassello indispensabile alla crescita comune; la nostra ‘qualità integrale’ è il frutto della qualità interiore di ognuno”.

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Coniugare antico e moderno, obiettivi aziendali e necessità umane è il segreto di un’impresa cui si guarda da più parti per la sua portata innovativa: un caso di moderna economia studiato da prestigiose università.